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Maria Laura Paxia: bisogna contemperare diritti e doveri

Riflessioni su proposta partita dalla Francia di estendere operatività green pass anche per accedere ad attività e servizi  

Anche in Italia ci si sta interrogando se seguire l’esempio di Macron o se confermare l’attuale funzione che ha la “Certificazione Verde”: vale a dire una attestazione ufficiale che dichiara l’avvenuta vaccinazione contro il COVID-19, la guarigione dall'infezione COVID-19, oppure il risultato negativo del test molecolare o antigenico rapido (eseguito nelle 48 ore antecedenti) e che consente così di viaggiare.

Più in particolare, il Green Pass italiano non è sempre necessario, perché serve per spostarsi tra regioni in zona arancione e rossa, o per partecipare a eventi e cerimonie. Non è invece necessario esibirlo durante gli spostamenti tra regioni bianche e gialle (da ultima ordinanza del ministero della Salute del 28 giugno tutta Italia è attualmente in zona bianca). 

Se le autorità del nostro Paese dovessero “sposare” il modello d’Oltralpe, non mancheranno le polemiche e, anche in Europa, ci sono punti di vista molto diversi: ad esempio la cancelliera tedesca Angela Merkel propone una linea meno dura puntando alla sensibilizzazione dei singoli, attraverso la pubblicizzazione delle campagne di vaccinazione. 

Ognuno è libero di non vaccinarsi e di autodeterminarsi, ma al tempo stesso bisogna tutelare la salute degli altri. Ed è proprio qui è il difficile punto di equilibrio da raggiungere e mantenere.

Bisogna contemperare diritti e doveri

Non esiste un obbligo stabilito dalla legge che in Italia impone a tutti i cittadini di vaccinarsi contro il Covid-19. Tuttavia, la paventata estensione dell’operatività del green pass rappresenta un modo per responsabilizzare i cittadini, perché questa pandemia ci ha messi di fronte ad enormi problemi di sicurezza sanitaria, economica e sociale.

Sono, quindi, favorevole al modello proposto da Macron, perché può essere visto come un incentivo per tutti coloro che ancora non si sono vaccinati. Proprio per evitare l’obbligo alla vaccinazione, questo può essere un buon compromesso per conciliare la partecipazione a eventi e alle varie attività sociali.

Non è un caso che dopo il discorso del primo ministro francese si è subito registrato un boom di prenotazioni per la vaccinazione e questo dimostra che siamo sulla buona strada per sensibilizzare le persone

E’ importante aggiungere che la nostra Carta Costituzionale all’art. 32 sancisce il principio della libertà della salute e, proprio su questo principio, importanti costituzionalisti si sono interrogati sulla legittimità o meno di una eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale. 

Personalmente mi schiero con chi sostiene che alla libertà della salute viene posto un preciso limite rappresentato dall’interesse della collettività. Infatti, se la libertà di salute va a ledere l’interesse della comunità si può intervenire con un provvedimento restrittivo. 

Abbiamo vissuto una pandemia che ci ha messo in ginocchio a livello globale e, ancora, non siamo usciti da questo incubo: le varianti del virus si susseguono e, da ultimo, la cosiddetta “variante Delta”, ci fa temere una nuova e dolorosa ondata di contagi

Alla luce di tutte queste valutazioni, ritengo che vaccinarsi contro il Covid19 sia un atto di responsabilità collettiva

Dobbiamo fidarci ed affidarci alla Scienza. 

 

Maria Laura Paxia

Parlamentare indipendente

 

 

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