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Serenella Molendini: Tra Green pass, obbligo vaccinale e “liberi tutti” da che parte stare?

Risalgono i contagi da Coronavirus con la variante delta che colpisce prevalentemente le fasce di età più giovani.

Mentre l’Italia è ancora tutta in zona bianca, risalgono i contagi da Coronavirus con la variante delta che colpisce prevalentemente le fasce di età più giovani e la previsione che questa diventi presto prevalente.  

E il dibattito si accende proprio su che cosa fare. 

Lasciare intendere, come fa qualcuno, che tutto è superato, che l’emergenza è sparita, che la sfida contro il Covid 19 sia ormai vinta, e dunque una sorta di “irresponsabile liberi tutti”, oppure trovare nuove regole: dal green pass all’obbligo vaccinale per chi è nei servizi pubblici, come sanità e scuola, pubblici uffici, all’introduzione di nuove regole per il passaggio delle Regioni in zona gialla che potrebbe scattare con il 5% delle terapie intensive occupate e il 10% dei ricoveri.  

Sappiamo che in Italia il 50% della popolazione over 12 è vaccinato, difficile forse è raggiungere entro settembre l’obiettivo dell’80% di vaccinati. E, tuttavia, almeno fino ad oggi i numeri ci dicono che le persone con ciclo completo di vaccino sono protette e non solo in Italia, come risulta dalla seguente Tabella dell’ISPI. Dunque vaccinarsi conviene! 

Per questo motivo il Ministero della Salute sottolinea la necessità di raggiungere urgentemente una “elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili, con particolare riguardo alle persone a rischio” per età, malattie gravi, ma anche per ridurre la circolazione virale ed evitare nuove mutazioni del virus. 

Se vogliamo che la scuola riparta in presenza, e deve ripartire se non vogliamo davvero creare una generazione con profondi disturbi psicologici è, dunque, innanzitutto importante introdurre l’obbligo vaccinale per tutti gli insegnanti di scuola pubblica e privata, ma anche vaccinare il più possibile i bambini e le bambine al di sopra dei 12 anni. 

E se vogliamo tutelare chi è vaccinato da chi non lo è e rappresenta, pertanto un pericolo per la comunità, diventa necessario introdurre il green pass per andare in sicurezza ad eventi, ristoranti, bar, treni, aerei, ecc. 

L’obiettivo è chiaro, arginare i contagi che salgono paurosamente, a causa della variante delta, senza però rinunciare alla zona bianca, perché il rischio è la retrocessione in zona gialla di tante Regioni a densità turistica alta, oggi, già a rischio. E sappiamo bene che il turismo è per l’Italia una delle maggiori fonti di ricchezza. Ed è uno dei settori in cui c’è maggiore occupazione femminile.  

Sappiamo che in queste ore (21 luglio) il CTS sta valutando l’obbligo vaccinale e il green pass, sappiamo anche che la politica è spaccata su questi temi, ma dovremmo tutti comprendere che “la scelta di vaccinarsi o meno non è una scelta individuale, ma collettiva. È sempre un "noi", mai un "io". Chi non si vaccina ha deciso per gli altri di prolungare la pandemia pregiudicando la libertà personale di tutti, compreso se stesso” (Tito Boeri) e che essere parte di una “comunità” va oltre l’io.  

Se vogliamo, perciò, provare ad uscire da questo incubo senza fine che ci sta accompagnando da quasi due anni dovremmo ricordare allora il senso profondo della parola “comunità”, ovvero communitas=Cum+munus, dove munus è dono e, al contempo, dovere verso gli altri.

E per dovere verso gli altri che io ho scelto da che parte stare, ovvero dalla parte della scienza, dei vaccini e delle regole. 

 

Serenella Molendini

Presidente Associazione CREIS (Centro Ricerca per l’Innovazione Sostenibile)

 



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