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Amianto nelle centrali ENEL: storia di una strage dimenticata

La Corte di Appello di Firenze accoglie la richiesta dell’Avv. Ezio Bonanni, conferma la condanna dell’ENEL e aumenta il risarcimento per Franco Berti, l’ultimo sopravvissuto. 

Sconfitta dell’ENEL che ha tentato di resistere e negare le responsabilità, perché il lavoratore non sarebbe mai stato dipendente diretto della società pubblica di energia elettrica.

Sì, perché Franco Berti è l’ultimo dei sopravvissuti. Fatto assumere dalla Società Cooperativa Nuova Liberlavoro, che forniva manodopera a Chimica Lardarello S.p.A. e successivamente ad ENEL S.p.A., ha coibentato e scoibentato le tubature che dalle viscere della terra hanno portato i vapori geotermici fino alle centrali per essere trasformati in energia elettrica e assecondare lo sviluppo industriale e il miracolo economico italiano post-bellico. Tuttavia, quei giovani impiegati in queste attività dall’ente di Stato sono morti tutti, l’ultimo e unico sopravvissuto è Franco Berti. L’ultimo sopravvissuto con la sua asbestosi, con le bombole di ossigeno, con la sua resilienza, con la sua dedizione. Già coordinatore dell'ONA in Toscana, è il testimone vivente della resilienza e speranza. Sopravvissuto all’asbestosi, all’amianto, ora ha 85 anni, ed è la prova che si può sopravvivere alla fibra killer, anche se uccide, uccide quasi tutti, senza pietà, anche i più giovani, anche le mogli e i figli degli operai, vittime incolpevoli di aver portato la fibra in casa. Per questi motivi, salutiamo la schiacciante sentenza della Corte di Appello di Firenze”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, che ha difeso Franco Berti nella lunga battaglia giudiziaria che perdura ormai da 25 anni. 

Spero che l’ENEL la smetta di appellarsi contro le condanne. Trovo veramente vergognoso questo comportamento dell’ENEL, che continua a negare le sue responsabilità. Ho ormai 85 anni e pur essendo un miracolato, perché ultimo sopravvissuto da più di 20 anni, rispetto ai miei compagni, tutti deceduti in giovane età, auspico che non ci sia un nuovo appello dell’ENEL, che riterrei vessatorio e ingiusto”, dichiara Franco Berti, ultimo e unico sopravvissuto degli operai che hanno realizzato i vapordotti. 

Il legame tra Enel e l’amianto rappresenta un capitolo oscuro nella storia della produzione e distribuzione dell’energia elettrica. Il pericoloso minerale, utilizzato per le sue eccezionali proprietà isolanti e resistenti al calore, è stato impiegato per anni negli impianti elettrici, inclusi turbine geotermiche e vapordotti e nonostante la sua messa al bando con legge 257/92, l’asbesto ha continuato a causare problemi di salute tra i lavoratori esposti. Ragion per cui, nel corso degli anni, l’azienda italiana di fornitura elettrica è stata coinvolta in diverse vicende giudiziarie legate al killer silente. Negli anni 2000, molti lavoratori della centrale di Larderello (PI), si ammalarono di mesotelioma pleuricoe tumore al polmone. Anche nelle fabbriche Enel di Brindisi, la presenza di amianto fu confermata dal Tribunale. A Roma, un altro caso portò alla condanna dell’Enel a risarcire un lavoratore con oltre sedicimila euro per danni ai polmoni, accertati come placche pleuriche bilaterali e altre patologie correlate all’amianto. Può infatti causare patologie quali: versamento pleurico, placche pleuriche e ispessimento pleurico diffuso, condizioni comuni tra i lavoratori esposti, o neoplasie più gravi come il tumore polmonare, il mesotelioma pleurico e peritoneale, e l’asbestosi(fibrosi polmonare interstiziale. Ad ammalarsi di amianto in ENEL anche Franco Berti (85 anni), originario di Castelnuovo Val di Cecina (PI) e residente a Pomarance in provincia di Pisa. L’uomo aveva lavorato dal 1958 al 1967 alle dipendenze della Società Cooperativa Nuova Liberlavoro, che forniva manodopera a Chimica Lardarello S.p.A. e successivamente ad ENEL S.p.A.Quest’ultima, secondo quanto accertato in Tribunale, era l’effettivo datore di lavoro di Berti, dal momento che la manodopera fornita dalla Cooperativa era destinata principalmente alla società di fornitura elettrica.

Durante tutto il periodo lavorativo, l’uomo era esposto all’amianto senza adeguate protezioni, circostanza che lo aveva fatto ammalare di asbestosi.

Nel 2015, Franco Berti aveva avviato un’azione legale per ottenere il risarcimento del danno subito. La patologia professionale di Berti, riconosciuta dall’INAIL, era inizialmente valutata con un grado di invalidità del 30%, poi aumentato al 40% a seguito di un aggravamento. Nel 2020, in primo grado, il Tribunale di Pisa aveva emesso una sentenza di risarcimento, che ENEL aveva prontamente impugnato. A sua volta, l’Avv. Bonanni ha impugnato la sentenza del Tribunale di Pisa, contestando la valutazione del danno biologico che era stata riduttivamente fissata al 14%. Nel 2021, la questione è giunta alla Corte d’Appello di Firenze, che ha riesaminato i fatti tenendo conto delle reali compromissioni della salute di Berti, confermando la diagnosi dell’INAIL e riconoscendo un grado di invalidità del 40%. La Corte ha stabilito che ENEL, quale effettivo datore di lavoro, non aveva adottato le necessarie misure di protezione per i suoi lavoratori.

La tutela della salute e dell’ambiente e anche delle vittime dell’amianto e dei loro familiari rientra nelle attività dell’associazione Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione ONA assiste, tutela e difende le vittime dell’amianto, e per chiedere la consulenza gratuita è sufficiente contattare il numero verde 800 034 294.

 

Fonte: Osservatorio nazionale amianto

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