Amianto alla SACELIT di Volla, l’INAIL riconosce la malattia ma sottostima il danno
Dal 4% al 6% di danno biologico: la sentenza riconosce il diritto all’indennizzo e alle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto.
È la vicenda di G.M., ex operaio della Sacelit, che ha dovuto intraprendere una battaglia giudiziaria, assistito dall’ Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), per ottenere il riconoscimento della reale entità delle conseguenze della patologia.
Con la sentenza n. 811/2026, il Tribunale di Nola, Sezione Lavoro, ha accolto parzialmente il ricorso del lavoratore, riconoscendo un danno biologico del 6%, rispetto al 4% complessivo valutato dall’INAIL, e condannando l’Istituto al pagamento dell’indennizzo in capitale previsto dalla legge, oltre agli interessi legali. Il Tribunale ha inoltre dichiarato il diritto dell’ex operaio ad accedere alle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto.
Una pronuncia che riporta l’attenzione sulla storia dello stabilimento Sacelit di Volla, dove l’esposizione all’amianto ha segnato la vita di numerosi lavoratori e delle loro famiglie. La vicenda assume un significato ancora più rilevante alla luce di un’altra decisione giudiziaria: nel maggio 2026 la Corte di Appello di Napoli ha confermato la condanna della società per la morte di un operaio che lavorava nella stessa squadra di G.M., un ulteriore episodio che richiama la gravità delle conseguenze dell’esposizione all'amianto nello stabilimento.
Oltre vent’anni nello stabilimento Sacelit, tra tubi, lastre e polveri di amianto
La storia lavorativa di G.M. inizia il 19.01.1976 e prosegue fino al 22.11.1997. In oltre vent’anni di attività nello stabilimento di Volla, l’operaio ha svolto diverse mansioni nei reparti destinati alla produzione di manufatti in cemento-amianto. Dapprima impiegato nel finissaggio di tubi e giunti, è stato successivamente destinato alla produzione dei tubi, al comando delle macchine e, negli ultimi anni, alla lavorazione di lastre e canne fumarie, occupandosi anche della manutenzione degli impianti e della sorveglianza dei turni. Secondo quanto ricostruito nel ricorso giudiziario, queste attività comportavano un’esposizione costante alle polveri di amianto, in ambienti privi di adeguati sistemi di aerazione, purificazione dell’aria e dispositivi di protezione. Negli anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, G.M. ha sviluppato una patologia pleurica caratterizzata da nodulazioni, placche e calcificazioni bilaterali, lesioni riconducibili all’esposizione professionale alle fibre di amianto.
Nel 2018 l’INAIL ha riconosciuto la natura professionale della patologia e il collegamento causale con l’attività lavorativa, attribuendo tuttavia un danno biologico permanente del 2% e un grado complessivo del 4%, inferiore alla soglia minima del 6% prevista per l’indennizzo del danno biologico.
La consulenza medico-legale e la decisione del Tribunale di Nola
Contestando la valutazione dell’INAIL, G.M., rappresentato dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha presentato ricorso al Tribunale di Nola.
Nel corso del procedimento è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio per accertare l’effettiva entità delle menomazioni subite dal lavoratore. Gli approfondimenti medico-legali hanno confermato la presenza di una patologia pleurica con placche, nodulazioni e focolai calcifici bilaterali, riconoscendone il collegamento causale con l’attività lavorativa svolta nello stabilimento. Pur rilevando risultati nei limiti della norma agli esami spirometrici e all’emogasanalisi, il consulente ha considerato la bilateralità delle lesioni e ha quantificato il danno biologico nella misura del 6%. Il giudice ha condiviso le conclusioni della consulenza tecnica, ritenendole adeguatamente motivate e supportate dalla documentazione sanitaria e dagli accertamenti clinici. La sentenza ha quindi riconosciuto il diritto di G.M. all’indennizzo in capitale, con decorrenza dall’08.05.2018, data della domanda di riconoscimento della malattia professionale, e alle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto.
Sacelit di Volla, una storia di amianto e di battaglie per i diritti
La vicenda giudiziaria di G.M. si inserisce nella più ampia storia dei lavoratori dello stabilimento Sacelit di Volla, impiegati per decenni nella produzione di manufatti in cemento-amianto. Una storia segnata da malattie professionali, decessi e procedimenti giudiziari, nella quale il tema della tutela sanitaria e previdenziale resta centrale anche a molti anni dalla cessazione dell’esposizione. La sentenza del Tribunale di Nola ribadisce l’importanza di una corretta valutazione delle conseguenze delle patologie asbesto-correlate, affinché il riconoscimento della loro origine professionale si accompagni all’effettività delle tutele previste dall’ordinamento.
Le dichiarazioni dell’Avv. Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto
Sulla vicenda interviene l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che sottolinea il significato della pronuncia e le difficoltà affrontate dalle vittime delle patologie asbesto-correlate. “«Non è una questione di percentuali, ma di dignità e giustizia. Siamo di fronte a una contraddizione che non può essere ignorata. Non è una questione di cifre o di percentuali, ma di principio. Alla Sacelit di Volla ci sono lavoratori che si sono ammalati e altri che hanno perso la vita. In questo contesto, è particolarmente grave che sia stato necessario l’intervento di un giudice per riconoscere la reale entità delle conseguenze della malattia. Le vittime dell’amianto non possono essere costrette a combattere una seconda battaglia, dopo quella contro la malattia, per ottenere ciò che spetta loro».
Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.
Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.
Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto