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Come cambia la dichiarazione dei redditi tra regime forfettario e ordinario

Quando si passa dal regime forfettario al regime ordinario, o viceversa, non cambia solo il livello di tassazione ma cambia soprattutto il modo in cui viene costruita la dichiarazione dei redditi. 

Questa differenza è concreta e operativa, perché incide sui quadri da compilare, sulle informazioni da inserire e sulla quantità di documenti necessari. In entrambi i casi, freelance, consulenti, professionisti e artigiani utilizzano il modello Redditi Persone Fisiche, che deve essere presentato per via telematica entro il 31 ottobre, salvo eventuali proroghe. Tuttavia, ciò che cambia davvero è la logica con cui il reddito viene determinato e quindi dichiarato. Questo aspetto influisce direttamente sulla complessità della dichiarazione e sul tempo necessario per prepararla, ed è uno degli elementi più importanti da comprendere quando si valuta o si vive il passaggio tra i due regimi.

La differenza principale: reddito forfettario vs reddito analitico

La differenza più importante tra regime forfettario e regime ordinario riguarda il metodo di calcolo del reddito. Nel regime forfettario, il reddito non viene calcolato sottraendo i costi reali sostenuti durante l’anno, ma viene determinato applicando un coefficiente di redditività ai compensi incassati. Questo coefficiente, stabilito per legge in base al codice ATECO dell’attività, rappresenta una percentuale presunta di guadagno. In pratica, il Fisco presume che una parte dei ricavi sia reddito e una parte sia costi, senza chiedere di dimostrare le spese effettive. Il reddito così calcolato viene indicato nel Quadro LM e diventa la base per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

Nel regime ordinario, invece, il reddito viene determinato in modo analitico, cioè partendo dai compensi o ricavi e sottraendo i costi deducibili effettivamente sostenuti. Questo comporta la necessità di indicare separatamente le diverse voci e di applicare le regole fiscali previste per ciascun tipo di spesa. Il risultato è una dichiarazione più dettagliata, perché il reddito non è più il risultato di una formula standard ma di un calcolo basato sulla situazione reale dell’attività.

Quali quadri si compilano nel regime forfettario

Nel regime forfettario, la struttura della dichiarazione è relativamente semplice proprio perché il reddito viene determinato con un criterio forfettario. Il Quadro LM è il cuore della dichiarazione, perché contiene i dati relativi ai compensi percepiti, al coefficiente applicato e al reddito risultante. All’interno dello stesso quadro viene calcolata l’imposta sostitutiva dovuta. A questo si aggiunge il Quadro RN, che riepiloga il calcolo complessivo delle imposte e determina l’eventuale saldo o credito, e il Quadro RR, che serve per la dichiarazione dei contributi previdenziali.

Il motivo per cui la dichiarazione è più semplice non è solo il numero dei quadri, ma soprattutto il fatto che non è necessario indicare in modo analitico i costi sostenuti. Questo riduce il livello di dettaglio richiesto e rende la compilazione più lineare. La dichiarazione si basa principalmente sui compensi percepiti e su pochi altri elementi, senza la necessità di ricostruire tutte le spese dell’attività.

Quali quadri si compilano nel regime ordinario

Nel regime ordinario, la dichiarazione diventa più articolata perché il reddito deve essere costruito partendo dai dati reali dell’attività. Tuttavia, è importante distinguere tra professionisti e imprese, perché i quadri di riferimento non sono gli stessi. I professionisti compilano il Quadro RE, che è dedicato al reddito di lavoro autonomo e consente di indicare i compensi e i costi deducibili. Le imprese individuali in contabilità semplificata, invece, utilizzano il Quadro RG, che è specifico per il reddito d’impresa e segue regole leggermente diverse.

In entrambi i casi, restano presenti anche il Quadro RN, per il riepilogo dell’imposta, e il Quadro RR, per i contributi previdenziali. A questo si aggiunge la dichiarazione IVA, che è un adempimento separato e che richiede ulteriori verifiche e dati. Il risultato è una dichiarazione più completa, ma anche più complessa, perché deve rappresentare in modo dettagliato l’andamento economico dell’attività.

Documenti necessari: cosa cambia davvero

Le differenze tra i due regimi diventano ancora più evidenti quando si guardano i documenti necessari per la dichiarazione. Nel regime forfettario, la base di partenza è costituita principalmente dalle fatture emesse e dai compensi incassati. Poiché il reddito non dipende dai costi effettivi, non è necessario utilizzare tutta la documentazione relativa alle spese per determinare il reddito fiscale. Questo rende la preparazione della dichiarazione più diretta, anche se resta comunque importante verificare che i dati inseriti siano corretti. Proprio per questo motivo, molti contribuenti scelgono di affidarsi a un supporto professionale: Supercommercialista.com, commercialista per regime forfettario a Milano ad esempio, può essere un punto di riferimento per chi vuole gestire correttamente la dichiarazione, evitare errori e rispettare le scadenze previste.

Nel regime ordinario, invece, servono sia le fatture emesse sia le fatture ricevute, perché ogni costo può influire sul reddito. Diventa necessario raccogliere e organizzare tutta la documentazione relativa alle spese sostenute durante l’anno, oltre ai dati necessari per la dichiarazione IVA. Questo comporta un maggiore lavoro amministrativo e una maggiore attenzione nella gestione delle informazioni.

Differenza di complessità e rischio errori

Dal punto di vista operativo, la dichiarazione nel regime ordinario richiede più attenzione perché il numero di dati da gestire è maggiore e perché il reddito dipende da variabili che devono essere trattate correttamente. Ogni costo deve essere valutato secondo le regole fiscali e inserito nel modo corretto, mentre il Quadro RR deve essere compilato con precisione per determinare correttamente i contributi previdenziali. Nel regime forfettario, il numero di elementi da gestire è inferiore e il meccanismo di calcolo è più standardizzato, il che riduce la complessità complessiva. Tuttavia, anche in questo caso, la dichiarazione deve essere compilata correttamente per evitare problemi o incongruenze.

Conviene anche dal punto di vista della dichiarazione?

Se si considera solo l’aspetto dichiarativo, il regime forfettario è generalmente più semplice perché richiede meno informazioni e si basa su un meccanismo automatico di calcolo del reddito. Il regime ordinario, invece, richiede una gestione più dettagliata e una maggiore quantità di dati, ma consente di determinare il reddito in modo più preciso, sulla base dei costi effettivamente sostenuti. Non esiste una scelta valida in assoluto, perché dipende dalla situazione specifica dell’attività, dal livello di complessità della gestione e dal tipo di organizzazione amministrativa necessaria.

La dichiarazione dei redditi cambia tra regime forfettario e regime ordinario perché cambia il modo in cui il reddito viene calcolato e rappresentato. Nel regime forfettario, il reddito viene determinato applicando un coefficiente ai compensi e la dichiarazione è più lineare, con un numero limitato di dati da inserire. Nel regime ordinario, invece, il reddito viene costruito partendo da ricavi e costi reali e la dichiarazione diventa più articolata, con più quadri e più informazioni da gestire. Questa differenza si traduce in una diversa complessità operativa e in un diverso livello di dettaglio richiesto, che è importante conoscere per capire cosa cambia davvero nella gestione fiscale di una partita IVA.

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