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Assegno d’Inclusione: nel Sud la maggiore concentrazione dei beneficiari

Disparità territoriali e dati INPS rivelano un’Italia ancora divisa

L’assegno dinclusione ha preso il posto del precedente reddito di cittadinanza, introducendo criteri più rigidi, documentati e legati alla reale condizione socio-economica dei beneficiari. Si tratta di una misura rivolta a famiglie e persone in stato di fragilità, prive di lavoro e senza altre forme di assistenza, nata per fornire un sostegno minimo e favorire percorsi di reinserimento sociale e professionale.

Oggi la platea coinvolta è ampia: secondo l’ultimo rapporto elaborato dall’INPS, il beneficio riguarda 2,2 milioni di persone.

Distribuzione territoriale: il Sud assorbe la quota maggiore

Il dato più evidente del report è la forte sperequazione territoriale. L’assegno d’inclusione è infatti molto più diffuso nelle regioni del Mezzogiorno, dove la presenza di nuclei familiari in difficoltà economica resta sensibilmente superiore alla media nazionale.

Il caso più significativo è quello della città di Napoli, che da sola assorbe 78,59 milioni di euro, una cifra superiore all’intero Nord Italia, che complessivamente riceve 72,74 milioni di euro.

A livello regionale, la concentrazione è ancora più marcata:

  • Campania: 413.272 beneficiari
  • Sicilia: 347.151 beneficiari

Insieme rappresentano il 35% dellintera platea nazionale. In proporzione, si tratta di circa l8% della popolazione di ogni regione, un dato che evidenzia quanto il fenomeno sia strutturale.

Limporto medio: circa 750 euro al mese

L’assegno d’inclusione prevede un sostegno economico variabile in base alla composizione del nucleo familiare e al reddito dichiarato. L’importo medio mensile registrato dall’INPS si aggira intorno ai 750 euro, una cifra significativa soprattutto in contesti dove il reddito disponibile è già molto basso.

Le ragioni del divario: povertà, lavoro e fragilità sociali

Le differenze territoriali non sorprendono gli analisti: nel Sud Italia si concentra da anni la più alta quota di disoccupati, lavoratori poveri e famiglie monoreddito, spesso aggravata da un sistema produttivo debole e da opportunità lavorative discontinue.

Non si tratta quindi di un’anomalia contingente, ma di un fenomeno radicato che l’assegno d’inclusione fotografa in modo evidente.

Una misura necessaria, ma non sufficiente

L’assegno d’inclusione rappresenta un aiuto concreto per milioni di persone, ma evidenzia anche la persistente fragilità socio-economica del Mezzogiorno. Da più parti emerge l’esigenza di affiancare al sostegno economico politiche attive efficaci, formazione professionale, incentivi alle imprese e progetti strutturati nelle aree più fragili del Paese.

Solo così sarà possibile superare la logica dell’assistenza permanente e restituire centralità al lavoro come strumento di emancipazione sociale.

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