L'articolo è stato letto 1118 volte
Nazionale • Italia

facebook
twitter
0
linkedin share button

Amianto nella Marina, oltre 860mila euro alla famiglia di un militare morto di mesotelioma

Diciannove anni di servizio nella Marina Militare, l’esposizione all’amianto durante l’attività di elettricista e, molti anni dopo, la diagnosi di mesotelioma pleurico.

 

È la storia di C.C., riconosciuto vittima del dovere e morto nel 2020. Il Tribunale di Roma ha condannato in primo grado il Ministero della Difesa a risarcire la moglie e i due figli per oltre 860mila euro. La sentenza è stata impugnata.

Diciannove anni al servizio della Marina

Quasi diciannove anni trascorsi nella Marina Militare come sottufficiale con mansioni di elettricista, lavorando in ambienti nei quali era presente amianto. Poi, a distanza di anni, la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno e un lungo percorso di cure, durato più di cinque anni, fino alla morte nell’ottobre del 2020.

È la vicenda di C.C., originario di Napoli e successivamente trasferitosi con la famiglia a Valmontone, al centro di una sentenza con cui il Tribunale di Roma ha accertato in primo grado la responsabilità del Ministero della Difesa e disposto un risarcimento complessivo di oltre 860mila euro in favore della moglie M.A. e dei due figli.

Il Ministero della Difesa ha impugnato la decisione.

L’esposizione all’amianto durante il servizio

Nel corso della sua carriera C.C. aveva prestato servizio in diverse unità e strutture della Marina, tra cui Mariscuole, Marinaluna, Marispedal e Maricentro.

Il suo lavoro consisteva nel controllo, nella riparazione e nella manutenzione degli impianti elettrici e della relativa componentistica. Secondo quanto ricostruito nel giudizio, proprio durante lo svolgimento di queste attività il militare sarebbe entrato ripetutamente in contatto con polveri e fibre di amianto presenti nei materiali utilizzati per la coibentazione e l’isolamento degli impianti e degli ambienti.

La sentenza ricostruisce un’esposizione protratta nel tempo e rileva che non sarebbe stata fornita la prova dell’adozione di misure adeguate a proteggere il militare dal rischio.

La diagnosi e il riconoscimento come vittima del dovere

I primi sintomi della malattia comparvero nei primi mesi del 2015. Il 6 marzo dello stesso anno arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno.

Da quel momento C.C. affrontò un percorso terapeutico durato oltre cinque anni, fino al decesso nell’ottobre del 2020.

Il legame tra la patologia e il servizio prestato nella Marina Militare era stato riconosciuto quando C.C. era ancora in vita: nel 2018 gli era infatti stato attribuito lo status di vittima del dovere.

Dopo la sua morte, la moglie M.A. e i figli C.E. e C.C. hanno intrapreso un’azione giudiziaria per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della perdita del loro congiunto.

Il Tribunale: oltre 860mila euro alla famiglia

Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, condannando il Ministero della Difesa al pagamento di oltre 860mila euro complessivi, oltre agli interessi previsti dalla decisione.

Il giudice ha riconosciuto il danno subito dalla moglie e dai figli per la perdita del familiare e, nel caso della vedova, anche il pregiudizio economico conseguente al venir meno del contributo che il marito avrebbe continuato ad assicurare alla famiglia.

La vicenda rappresenta uno dei casi nei quali il tema dell’esposizione all’amianto durante il servizio nelle Forze Armate si intreccia con quello della tutela dei militari e dei loro familiari.

Bonanni: «Dietro la sentenza c’è la storia di una famiglia»

Sulla decisione è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto APS e legale dei familiari della vittima, richiamando la necessità di una maggiore attenzione alla tutela della salute degli uomini e delle donne in divisa.

«Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure. La decisione del Tribunale mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato», dichiara Bonanni.

La battaglia giudiziaria continua

La vicenda giudiziaria, tuttavia, non è ancora conclusa. Il Ministero della Difesa ha impugnato la sentenza di primo grado.

Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Nazionale Amianto, l’impugnazione riguarda in particolare la quantificazione delle somme e il rapporto con gli importi già corrisposti a seguito del riconoscimento dello status equiparato a vittima del dovere.

L’ONA continuerà quindi ad assistere la vedova e i familiari nel successivo grado di giudizio, con l’obiettivo di ottenere la conferma del riconoscimento pronunciato dal Tribunale di Roma.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Prosegue, più in generale, l’attività dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto APS a sostegno delle persone esposte all’amianto e dei loro familiari.

All’attività legale partecipano, tra gli altri, l’avvocato Ezio Bonanni, l’avvocato Veronica Scigliano, l’avvocato Lidiana Belfiore, l’avvocato Giorgia Cicconi, Francesca Piredda e la dottoressa Federica Pacca.

Per accedere al servizio gratuito è possibile richiedere una consulenza scrivendo all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com, attraverso il sito ONA, oppure contattando il numero verde 800 034 294.

 

Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto

2021 Copyright © - Riproduzione riservata
I contenuti sono di proprieta' di FFA Eventi e Comunicazione s.r.l. - PI: 05713861218
Vietato riprodurli senza autorizzazione
Utilizzando il sito Web di Economia News, l’utente accetta le politiche relative ai cookie.
Continua